“L’ultima invenzione degli scienziati giapponesi è un orsetto di peluche capace di consolare chi si sente solo, modellando le proprie reazioni in base allo stato d’animo del “padrone”. L’orsetto è programmato per decifrare gesti ed espressioni facciali e rispondere in 300 modi diversi ed è stato pensato per far compagnia ad anziani abbandonati in qualche casa di cura e bambini lasciati in pasto alla tv.

Il tutto è reso possibile grazie a una telecamera installata nel naso del giocattolo, che permette di intercettare le variazioni dell’umore di chi lo possiede attraverso uno studio computerizzato delle espressioni del viso e dei movimenti del corpo. Se l’orsetto riconosce un comportamento anomalo o una faccia un po’ triste alza la zampa per salutare, ride, russa, e se il volto che ha di fronte piange è addirittura capace di porgere un fazzoletto. “Questo orsetto può diventare uno di famiglia – spiegano i creatori – e rappresenta un aiuto concreto per le persone in difficoltà. Per questo abbiamo cercato di programmare i suoi gesti all’insegna della spontaneità e della naturalezza”.

Già due anni fa il giapponese Takanori Shibata aveva messo a punto Paro, una foca-robot di 2800 grammi di peso (che abbiamo potuto osservare al museo delle scienze e tecnologie nel ns ultimo viaggio. ndr), capace di muoversi, fare versi e reagire ad abbracci e carezze. Finora il futuristico giocattolo, “adottato” a scopi di ricerca anche da alcuni atenei italiani, è stato utilizzato con risultati soddisfacenti per curare persone con problemi cognitivi, sensoriali e relazionali, tutte di età compresa tra i due e i 27
anni.
A marzo di quest’anno gli studenti di Ingegneria dell’Università di Tsukuba, a nord di Tokyo, hanno inoltre realizzato Yotaro, un bambolotto simile in tutto e per tutto a un bambino vero, con il viso in silicone morbido e trasparente, capace di rispondere fisicamente alle sensazioni tattili.”
Questa notizia che ho letto oggi sul sito repubblica.it, può dare da pensare a molte persone. Com’è possibile demandare certe caratteristiche ed azioni a dei freddi robot? Possibile che sti giapponesi lasciano fare tutto ciò che possono ai robot? Sono considerazioni valide e giuste, ma a questo punto mi viene da chiedere: sono meglio loro che cercano in qualche modo di sopperire a delle loro mancanze dovute a loro stile di vita, o quelli che semplicemente se ne fregano? Cioè, meglio rimanere soli del tutto o in compagnia di un robot che vi da un minimo di riscontro?
A voi la scelta…


Nessun commento
There are currently no comments on Robot emozionali. Perhaps you would like to add one of your own?