Il fenomeno del bullismo nelle scuole, molto conosciuto anche da noi in Italia, in Giappone è conosciuto come ijime, dal verbo ijimeru, che significa tormentare, perseguitare.
Il fenomeno in Giappone è esploso attorno i primi anni ottanta, specialmente nelle scuole medie. Il fatto è balzato agli onori delle cronoca, dopo alcuni suicidi e scomparse di giovanissimi studenti.
In particolare fece molto scalpore il caso di un giovane allievo delle scuole medie che si tolse la vita a causa dei continui soprusi da parte di alcuni sui compagni e addirittura di alcuni suoi insegnanti. Infatti, prima che il ragazzo decise di togliersi la vita, dei suoi compagni organizzarono un suo finto funerale, al quale parteciparono anche 4 insegnanti. Dopo il suicidio gli insegnanti ed il preside della scuola vennero indagati e si dimisero immediatamente.
Il dibattito allora fu enorme, ed ancora oggi non se ne comprendono appieno le cause di questa esplosione di violenza nei confronti dei propri compagni e degli insegnanti.
Perchè se da una parte esiste il bullismo tra studenti, dall’altra esiste anche il bullismo e le persecuzioni ai danni degli insegnanti. Alcuni studiosi ipotizzarono che il generarsi di questo fenomeno, lo si debba ricercare nel metodo scolastico che, proprio all’inizio degli anni 80, vide un deciso cambiamento. Agli inizi degli anni 80 infatti, venne iserito un test che gli studenti dovevano affrontare già a partire dalle scuole elementari. Questo test (diciamo una sorta di test del QI), assegnava un “valore” allo studente, il quale veniva in pratica già “marchiato” da giovane, rischiando di precludere così la sua crescita nelle scuole più prestigiose.
E’ riconosciuto come il sistema giapponese sia “a piramide”: se un giovane entra in una scuola di alto livello, avrà la possibilità di entrare in un’università di alto livello e di conseguenza di trovare un lavoro di alto livello. Questa valutazione in pratica segna già pesantemente il corso della vita dei giovani studenti. Questo essere “marchiati” come studenti di medio o basso livello, portò così ad una ribellione contro il sistema e contro l’adulto/insegnate (visto come rappresentante della società).
Qualcuno si chiederà il motivo per cui questo fenomeno prese piede specialmente nelle scuole medie, e non anche alle elementari o nei licei. Sempre secondo la teoria di questi sociologi, l’età a cui i ragazzi raggiungono una maturità sufficiente per analizzare il problema è proprio quella adolescenziale, tra i 13 e i 15 anni, superata questa età, cioè nel periodo del liceo, i giovani si adeguano, o forse più banalmente si rassegnano, a quanto la società gli impone e gli episodi di bullismo cessano quasi completamente.
Oggi l’ijime è sensibilmente diminuito rispetto ai primi anni ottanta, ma è ancora una realtà ben presente nella vita quotidiana dei giovani studenti giapponesi.






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