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Il Choju-jinbutsu-giga (鳥 獣 人物 戯 画, Caricatura di personaggi della fauna selvatica), o più comunemente conosciuto come Choju-giga (鳥 獣 戯 画, Caricature di animali) è un emaki del periodo Kamakura (opera in quattro rotoli, invero i primi due sono datati al periodo Heian), generalmente attribuito al monaco Toba Sojo (鳥羽 僧正?), conosciuto pure come Kakuyū (覚猷?); teorie recenti, invero, ritengono che l’opera sia stata realizzata da più pittori. Originariamente di proprietà del tempio Kozan-ji di Kyoto, dal quale sembra fosse stata commissionata come opera d’intrattenimento per i monaci (secondo un’altra teoria, sarebbe stato l’imperatore Go-Shirakawa a commissionarla per i mercanti), tale emaki è oggi esposto nei musei nazionali di Kyoto e Tokyo. Il Choju-jinbutsu-giga è stato reso popolare dalla trasposizione a romanzi di Geijutsuhiroba, ma è stato pure ripubblicato in edizioni di lusso da Misuzu Shobo e Shibundō. La popolarità di quest’opera è dovuta anche all’essere un’opera accreditata come il primo manga per l’espressività dei volti come pure per l’utilizzo di linee cinetiche e per l’assenza di testo, contrariamente alla maggior parte degli emaki, che rende necessaria una maggiore espressività. Tuttavia ci sono state alcune controversie, soprattutto con il quotidiano Yomiuri Shimbun: in particolare, Seiki Hosokibara ha chiaramente indicato lo Shigisan-Engi emaki come il primo manga, e Kanta Ishida ha insistito che i quattro rotoli del Choju-giga vanno trattati come opere a sé stanti.

 

Il rotolo avvia la narrazione mostrando dei conigli e delle scimmie antropomorfe in procinto di farsi un bagno, prima di un’importante cerimonia funebre; altri animali sullo sfondo giocano o fanno la lotta. Inoltre, si evidenzia una rana quale possibile incarnazione del Budda, e qui si evince l’aspetto caricaturale irriverente anche nei confronti della religione: i monaci sono corrotti e l’aristocrazia sembra un modello sociale obsoleto. Il Choju-giga è ascrivile allo stile otoko-e, movimento stilistico dello Yamato-e, tuttavia mostra uno stile diverso rispetto ad altri rotoli del XII secolo, soprattutto perché è tutto realizzato in hakubyō (inchiostro), presumibilmente sulla base dei primi dipinti monocromatici buddisti. Il tratto è libero e dinamico, in base a variazioni di spessore e toni di grigio.

Immagini del Choju jinbutsu giga.

Choju jinbutsu giga 2018-04-19T08:00:15+00:00 Marco Milone