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Il Gaki zoshi (餓鬼 草紙), tradotto come Rotolo dei fantasmi affamati o Rotolo dei demoni affamati, è un emaki del periodo Heian che descrive i gaki, i dannati lacerati da una fame insaziabile, condannati a vagare come invisibili sulla terra dopo la morte, in attesa della reincarnazione. Al di là del messaggio religioso, questo emaki anche ispirazione dalla vita miserabile delle persone a causa della guerra di Genpei, tema storico presente anche nello Heiji monogatari emaki. Si tratta in realtà di due emaki differenti, di 380,2 cm x 26,9 cm e 538,4 cm x 26,8 cm, rispettivamente ospitati nel Museo Nazionale di Tokyo e nel Museo Nazionale di Kyoto, presumibilmente creati per la raccolta del Renge-O-in, il tempio buddista oggi conosciuto come Sanjūsangen-dō, sotto gli auspici dell’imperatore Go-Shirakawa, i quali, per comunanza stilistica e tematica, oltre che per datazione storica, vengono solitamente presentati sotto lo stesso nome.

Se il primo rotolo apre con scene di vita nel palazzo degli abitanti di Heian e spettacoli, il secondo rotolo è molto più vicino ai testi buddisti sui sei sentieri dell’esistenza (Rokudo). In particolare, la composizione del primo rotolo sembra di ispirazione più implicitamente shintoista, anche per i riferimenti a Izanami. Nel secondo, invece, sono evidenti i riferimenti al Nenjokyō Sutra Shoho, ma soprattutto al sutra Urabongyō da cui trae ispirazione anche la narrazione quando il monaco Mokuren chiede al Buddha di spiegargli come salvare sua madre, divenuta gaki dopo la sua morte; inoltre, troviamo la parte calligrafica illustra i testi buddisti inseriti tra ogni scena. Il Gaki zoshi viene spesso citato per la commistione tra un grado di realismo e la messa in scena di elementi horror: come la maggior parte degli emaki, il Gaki zoshi offre una panoramica sulla vita quotidiana della società giapponese; per esempio, la scena della nascita a palazzo mostra come la donna veniva assistita, e soprattutto la presenza di un monaco buddista e di uno sciamano al momento della nascita. Altri dettagli possono essere evidenziati come il simbolismo dei pini piantati nel cimitero, secondo le vecchie tradizioni cinesi. Questo emaki, che appartiene allo stile otoko-e dello yamato-e, mostra particolare attenzione al movimento e alle scene di genere profano, sottolineando lo stile di inchiostrazione cinese e l’uso di colori leggere, e una modulazione del tratto fine e uniforme. La composizione varia notevolmente da una scena all’altra, incentrata ora su un personaggio, ora sulla scena nel suo complesso. Vengono usate diverse tecniche tra cui l’ iji-do-zu che consiste nel rappresentare più volte gli stessi caratteri nella stessa scena per evidenziare la non staticità temporale della scena. I volti dei personaggi sono espressivi e talvolta caricaturale: i gaki sono rappresentati con arti emaciati e pance ridondanti, in toni di grigio pastello che contrastano con i colori usati per coloro che sono ancora in vita.

 

Gaki zoshi 2018-01-18T09:57:42+00:00 Marco Milone