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Sia il Kojiki che il Nihongi narrano ben poco sulla nascita dei primi esseri umani. Le prime citazioni dei due testi fanno riferimento rispettivamente:

alla fuga di Izanagi dal mondo degli inferi, che promette alle tre pesche che l’hanno assistito che, tornato nello ashihara no nakatsukuni, avrebbe prestato sempre aiuto alla razza mortale, ivi descritto come sofferente per angoscia e dolore;

· nel descrivere Susanoo quale kami iracondo e vendicativo, viene citata la razza umana enfatizzandone il tasso di mortalità, e collegandone la dolorosa cessazione delle funzioni del corpo fisico all’attività di Susannoo.

Semplicemente dai testi sacri shintoisti si intende tacitamente gli esseri umani siano nati dopo il formarsi della terra, delle montagne, dei fiumi, delle piante e di tutto il reame della natura. E’ altresì desumibile che gli esseri umani siano nati quale progenie del kami sulla convinzione che i kami, gli esseri umani e il mondo naturale siano legati da un vincolo di consanguineità, e quindi vincolati nel regno della vita.

Tale condizione di familiarità con i kami spiega la frequente descrizione antropomorfica dei kami; tuttavia, rimane netta la separazione tra i kami, invisibili e in possesso di uno spirito puro, e gli esseri umani che possono assurgere al rango di kami solo dopo la morte e di un processo di purificazione che li trasforma prima in spiriti ancestrali. Esistono altresì rari casi in cui gli esseri umani possono diventare kami: ne sono esempi tutti gli imperatori dal Kotoku, ma pure lo Shimazu-kami, il capo dei banditi Ezo nel regno dell’imperatore Keikō. Gli esseri umani hanno la possibilità di diventare kami in quanto solo gli esseri umani hanno lo stesso tipo di spirito (tamashii) come kami. Lo spirito degli animali, a differenze di quello dell’uomo, viene chiamato mono (sostanza spirituale), tuttavia anche alcuni animali molto potenti sono stati venerati come kami.

La vita umana risulta sempre dipendente dalla volontà dei kami, come viene trasmesso in alcuni miti, e come accennato nel passaggio citato nello Shoki Nihon. Nel Kojiki si menzione l’origine della morte nel passaggio della separazione di Izanagi da Izanami, quando Izanami giura “di uccidere ogni giorno un migliaio di persone nello ashihara no nakatsukuni”.

Se dunque i kami sono responsabili della morte degli uomini, bisogna comprendere come mai non sia possibile farli rinascere. A tal proposito sono interessanti due miti, entrambi con riferimento al tabù oculare, infranto

nel primo da Hohodemi quando spiava Toyotamabime mentre partoriva in una capanna;
nel secondo da Izanagi quando fa capolino nella sala dove si nascondono Izanami.

Sia il Kojiki che il Nihongi operano una netta distinzione tra gli esseri umani e i kami. Se lo shintoismo si basa sulla convinzione che il Giappone sia la prole dei kami, come descritto nei miti, e non su una fede nella creazione del mondo o dell’uomo, è importante notare che, mentre il Kojiki usa termini generici come hitokusa o aohitokusa per riferirsi agli esseri umani, e invece il shoki Nihon usa termini come aokusa [‘mortali,’ scritto con caratteri diversi], dozoku (locali), o Sejin (gente comune), entrambi i documenti fanno menzione degli esseri umani usando le parole Jinmin (persone) o Kokumin. Quindi non troviamo alcuna enfasi sull’ indipendenza individuale, piuttosto viene esaltata la comunità che ha dato vita alla nascita del Giappone.

La concezione dell’umanità nello shintoismo (Ningenkan) 2018-04-12T09:22:31+00:00 Marco Milone