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Il cattolicesimo è stato introdotto in Giappone a metà del 16° secolo, ed era generalmente conosciuto sotto i nomi di Nanbanshū (南蛮宗, setta dei barbari del sud), Batarenshū (la setta del padre) o Tenjikushū (天竺宗, la setta dell’India) o successivamente come Kirishitan (切支丹) o come Tenshukyō (天主教, religione del signore del cielo). Solo dopo la reintroduzione nel periodo Meiji, il cristianesimo si diffonderà come kirisutokyō (キリスト教). Quando il gesuita missionario Francis Xavier decise di propagandare la religione cristiana in Giappone contattò il commerciante portoghese Jorge Alvares, che era già stato in Giappone, chiedendogli di scrivere una relazione sul paese, e in particolare sulle religioni: Alvares fece una chiara distinzione tra i jinja (神社, templi scintoisti) e i jiin (寺院, templi buddisti); inoltre, descrisse i sacerdoti scintoisti come yamabushi (山伏、asceti montani), e fornì un’accurata descrizione dei riti eseguiti come pure delle danze sacra. Malgrado la descrizione accurata, ancora non viene usata la parola “scintoismo” che appare per la prima volta in un documento cristiano nel 1560 per indicare la setta dello scintoismo. Più che scintoismo si era soliti usare il vocabolo kamisu shūha (神栖宗派, setta dei kami). Nel Myōjō mondō (妙貞問答), scritto da Fukansai Habian nel 1605, sia Hachiman che Tenman Tenjin vengono descritto come “meri esseri umani,incapaci di realizzare le preghiere loro rivolte di una vita serena in questo mondo o le speranze riposte per il futuro.”. Similarmente, nelle Note del Takagi Zen-uemon, datate 1873, ritroviamo che “essendo i kami e i budda come esseri umani, non sono degni di venerazione. E seppure lo fossero, non potrebbero aiutare le persone nelle loro questioni.”. Tuttavia, Habian, nel 1620, nel suo Hadaiusu (“rifiuto della divinità”) sostiene che sia segno di ignoranza definire i kami come esseri umani, giacché i kami possono essere spiegati attraverso la teoria dello honji suijaku [本地垂迹, essenza originaria], e dunque la loro manifestazione umana sarebbe intenazionale per salvare l’uomo. Francis Xavier affermò che una dottrina della creazione del modo era alla base di tutto, e ciò indusse i missionari a investigare i miti scintoisti, ricercando in essi errori da evidenziare alla popolazione per potere poi promuovere la dottrina cristiana. I missionari criticarono pure lo scintoismo per la sua mancanza di interesse verso la salvezza nell’aldilà e per concentrare la propria attenzione sulla vita terrena (“La salvezza nell’aldilà”, capitolo del Dochiriina Kirishitan). Tra questi si evidenzia maggiormente la figura del gesuita Gaspar Vilela, che a partire dal 1559 concentrò le proprie attività tra Sakai e Kyoto, grazie anche all’appoggio del gesuita Lorenzo, di origini giapponesi. Vilela concentrò i propri studi sui miti legati alla fondazione del Giappone, alle sette generazione dei kami celesti e a Izanagi e Izanami. Riportò, inoltre, un’accurata descrizione del Gion Matsuri di Kyoto, visitò molti templi (Atago, Kitano Tenmangū, Iwashimizu Hachimangū, …) e viaggiò a Nara dove incontrò Kiyowara Shigekata, nipote di Kiyowara Nobukata, famoso studioso confuciano e figlio di Yoshida Kanetomo, fondatore dello scinto di Yoshida. Alcuni cristiani consideravano i kamisu e gli hotokesu (budda) come demoni,  e dunque nacque una forma di intolleranza che si portò alla distruzione de jinja e dei jiin, erigendo chiese nei medesimi luoghi con l’intento di portare salvezza alla popolazione (secondo articolo dell’Editto di Espulsione dei missionari rilasciato da Toyotomi Hideyoshi nel 1587). Lo shogunato Tokugawa perseguì la stessa politica di Hideyoshi proibendo la religione cristiana nel 1612. Successivamente il divieto di libertà di professione religiosa fu esteso ad altri culti, e tali politiche furono sempre più rinforzate, soprattutto nella persecuzione della religione cristiana, sino alla fine dello shogunato Tokugawa Shogunate (1868). L’editto di Hideyoshi, come pure i successivi divieti, promuoveranno il concetto di shinkoku (神国, terra dei kami), propagando la teoria delle origini divine del Giappone. Sebbene il cristianesimo sia stato ripetutamente allontanato, anzi perseguito, su volontà nazionale, il pensiero cristiano esercitò influenza su alcuni intellettuali del kokugaku, soprattutto su Hirata Atsutane che nel suo Honkyō gaihen (本教外篇, Supplemento all’insegnamento fondamentale)attinse largamente dalla letteratura cristiana pubblicata in Cina. In seguito, Watanabe Ikarimaru, successore di Hirata, pubblicherà una serie di scritti, incominciando con Amenominakanushi kanga (天之御中主神考, Riflessioni su Amenominakanushi), dove identificherà Amenominakanushi col Dio cristiano, e vedrà nel Cristo “la discesa del nipote celeste” (l’episodio del tenson kōrin descritto nel Nihongi), identificando dunque lo scintoismo con la religione del Signore del Cielo, da cui la nuova denominazione di cristianesimo come tenshukyō (天主教, culto del signore celeste). Con la restaurazione Meiji assistiamo al riconoscimento ufficiale del cristianesimo e a una nuova interazione tra le due dottrine, sebbene almeno inizialmente ci fossero ancora difficoltà di proselitismo dovute al riconoscimento dello scintoismo come religione di stato. Nel 1873 furono rimosse le insegne che proibivano il cristianesimo, ma ancora alcuni gruppi settari (kyōha Shintō) controllavano costantemente lo sviluppo del cristianesimo. Ancora le difficoltà tra il cristianesimo e il Kokka Shintō (国家神道, scinto di stato) continuarono sino a catturare l’attenzione nazionale quando il cristiano Uchimura Kanzō, nel 1891, fu accusato di lesa maestà per essersi rifiutato di inchinarsi innanzi al Kyōiku ni Kansuru Chokugo (教育ニ関スル勅語, Prescrizione imperiale sull’educazione). A tale incidente seguirono le sue dimissioni da docente della scuola di preparazione per la Università Imperiale di Tokyo. Nell’era Showa (1926-1989), ci saranno sempre meno conflitti tra la due dottrine.

Lo scintoismo e il cristianesimo 2017-12-28T09:26:20+00:00 Marco Milone