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In contrasto con le tradizioni precedenti, gli artisti di ukiyo-e preferivano colori luminosi e intensi, e spesso delimitavano i contorni con inchiostro nero, essendo il loro lavoro sempre finalizzato per la stampa.

Le stampe di ukiyo-e erano il lavoro di squadre di artigiani in diversi laboratori, ed era raro che i designer intagliassero direttamente il legno. Il lavoro era diviso in quattro gruppi: l’editore, che commissionava, promuoveva e distribuiva; gli artisti, che fornivano il design dell’immagine; gli incisori che preparavano le matrici in legno per la stampa; e gli stampatori che imprimevano le matrici. Le stampe riportavano solitamente il nome dell’artista e dell’editore. A partire dal XVII° secolo, gli ukiyo-e venivano generalmente prodotto come parte di una serie, e dunque ogni stampa riportava anche il nome e il numero della serie.

Gli ukiyo-e venivano prodotti con il seguente procedimento:

    • l’artista creava il disegno originale in inchiostro;
    • un assistente (detto hikkō) creava quindi una traccia (hanshita) dell’originale;
    • degli artigiani incollavano questo disegno a faccia in giù su un blocco di legno, incidendo le parti in cui la carta era bianca, perciò lasciando il disegno in evidenza sul blocco, ma distruggendo l’originale;
    • il blocco veniva inchiostrato e stampato, producendo copie quasi uguali del disegno originale;
    • queste stampe venivano a loro volta incollate a faccia in giù su blocchi di legno e le aree che dovevano essere di un particolare colore venivano lasciate in rilievo. Ognuno di questi blocchi stampava almeno un colore della stampa finale;
    • la serie di blocchi di legno veniva inchiostrata in diversi colori, che successivamente venivano impressi su carta. La stampa finale porta l’impressione di ognuno dei blocchi, alcuni stampati più di una volta per dare profondità al colore.

Essendo l’ ukiyo-e una forma d’arte commerciale, l’editore giocava un ruolo importante. Il mercato era altamente competitivo, e gli editori possedevano le matrici di legno e i diritti di copyright, ma soprattutto da fine XVIII° secolo forzeranno il copyright sempre più a loro favore: gli editori otterranno il diritto di pubblicare nuove edizioni delle opere, semplicemente riusando le matrici di legno senza alcun pagamento all’artista o all’incisore. Inoltre, gli editori spesso avevano pure dei propri negozi, annullando così eventuali problemi di distribuzione e di margini di profitto in tale processo di mediazione.

I giovani artisti dovevano passare attraverso un periodo di apprendistato prima di vedere riconosciuto il diritto di stampare le stampe, ed erano tenuti a coprire le spese di incisione del legno. Solo quando diventavano famosi, gli editori coprivano tali costi, e offrivano loro maggiori compensi. Tuttavia, non era sempre facile identificare correttamente gli artisti nel Giappone pre-moderno, in un periodo in cui era normale cambiare nome più volte nel corso della vita.

Le prime stampe a colori sono datate intorno al 1640, con colorazione a mano. Bisognerà attendere sino al 1720 perché il colore venga introdotto nei libri. Inizialmente l’uso dei colori era limitato a rosa e verde, ma ben presto, in meno di due decadi, si arrivarono a usare cinque colori; intorno al 1765 sono finalmente datate le prime stampe nishiki-e, con piena colorazione, realizzate da dieci o più matrici di legno, ognuno allineato correttamente per ogni colore. Gli stampatori prestavano molta attenzione affinché il colore fosse naturale, anche perché i colori, di origine vegetale o minerale, mostravano una particolare qualità tralucente che consentivano una varietà di colori fossero mescolati dai pigmenti primari del rosso, del blue e del verde. Nel XVIII° secolo, il blu di Prussia diventerà popolare, e sarà preminente nei fuukei di Hokusai e Hiroshige. Nel1864 si diffonderanno alcuni colori sintetici, provenienti dall’occidente, la cui pigmentazione era più luminosa di quelli tradizionali. Tali colori furono anche incoraggiati dal governo Meiji come parti delle politiche di occidentalizzazione.

I formati generalmente utilizzati sono ōban (37 cm × 25 cm) e chūban (25 cm × 19 cm). L’orientamento delle stampe può essere yoko-e (orientamento tipico dei paesaggi) o tate-e (orientamento tipico dei ritratti). Oltre tali formati abbiamo:

  • o-ōban, un formato più grande dell’ōban classico, ovvero 58 cm × 32 cm;
  • Chūtanzaku, formato 36 × 13 cm;
  • yotsugiri, formato di piccola taglia (19 cm × 13 cm) e raro. Per le stampe yotsugiri se ne stampano quattro per volta su una plancia di legno formato ōban;
  • aiban è un formato raro a metà tra il formato ōban e quello chūban. Misura 34 cm × 23 cm;
  • koban è un formato corrispondente a metà dell’aiban, e misura 23 cm x 17 cm;
  • il formato hosoban (33 cm × 15 cm) è raro, ma è stato molto comune tra le stampe yakusha-e del XVIII° secolo, come pure per le stame kacho-ga;
  • lo hashira-e è una stampa lunga e verticale di misura 70 cm × 12 cm;
  • i kakemono sono rotoli appesi al muro in posizione verticale, estremamente lunghi come due ōban, appesi l’uno dopo l’altro per formare un dittico verticale;
  • il mameban è un formato che misura 12 × 8 cm;
  • l’ōtansaku misura 37 cm × 17 cm;
  • lo shikishiban misura 21 × 18 cm, ed è stato utilizzato spesso per i surimono.
Produzione delle ukiyo-e 2018-01-04T10:26:27+00:00 Marco Milone