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Le istituzioni e i sistemi di governo del periodo classico dello scintoismo furono dapprima stabiliti con lo ritsuryō (律令), un codice legale dell’era Nara, basato sui modelli cinesi Tang e fortemente influenzato dal confucianesimo e dalla scuola legalista. Anteriormente al 700, troviamo riferimenti frammentari relativamente all’amministrazione di riti scintoisti nel Nihon shoki, ma non ci sono altre prove suffraganti questi frammenti: si ritiene probabile, tuttavia, che tale tema fosse già stato affrontato nel Asuka Kiyomihara-ryō (飛鳥浄御原令).
Il Jingiryō (神祇令, leggi riguardanti i kami), una raccolta di venti articoli presenti nel sesto capito del Yōrōryō ((養老律令), promulgato nel  757, definisce le linee fondamentali del sistema di venerazione dei kami, in ottemperanza al ritsuryō.

Il sistema di venerazione dei kami secondo le politiche del ritsuryō rivela, dunque, un sistema fortemente accentrato; sono esclusi i rituali dell’imperatore che venivano celebrati nel palazzo imperiale. Nel periodo Heian, regole e procedure più dettagliate vengono create attraversi compilazioni supplementari di protocolli quali il Kōnin shiki (弘仁式, 820), il Jōgan shiki (貞観式, 871) e l’Engishiki (延喜式, 967).  Tra il 9° e il 10° secolo furono apportate modifiche al sistema rituale descritto nel ritsuryō, dovute alle difficoltà di seguire strettamente le osservanze descritte nel protocollo del Jingiryō. La posizione del jingikan fu relegata all’interno della corte imperiale, e e fu creato una struttura rituale all’interno del Dajōkan (太政官, Consiglio di stato). Inoltre, a seguito dell’espansione dei sistemi di rank tenjō a corte nel periodo Heian, i riti imperiali assunsero progressivamente un ruolo preminente: tutta l’aerea amministrativa dall’esecuzione dei rituali di corte alle giurisdizione del jingikan venivano supervisionati dal Dajōkan. E per quanto cocerne il sistema interno del jingikan, assistiamo all’ascensione del clan Nakatomi a scapito del clan Inbe clan, come descritto nel Kogo shūi; inoltre, anche il clan Urabe clan, specializzato nel 亀卜(kiboku, sistema di divinazione della tartaruga), assunse sempre più potere nell’esecuzione dei rituali. Fondamentalmente, i sistemi classici del ritsuryō furono eseguiti, ma a essi si accompagnarono alcune tradizioni precedenti, come lo shinsen (神饌, offerte di cibo e bevande agli dei), e il minie (御贄, offerte di cibo locale). Nel periodo Heian period, quando il sistema ritsuryō mostrò segni di decadenza, furono creati degli uffici aggiuntivi denominati ryōgekan (令外官). A metà del periodo Heian period, la corte promulgò nuovi protocolli, conosciuti come kuge shinsei (公家新制), prescribenti sia la venerazione dei kami, sia pure alcune proibizioni.

Tutto il periodo medievale è incentrato sul sistema, fondato a metà del periodo Heian, di offerte ai nijūni-sha (二十二社 , i ventidue templi della corte imperiale), la creazione di templi provinciali, denominati ichinomiya (一之宮) o sōja (総社), dislocati in tutto il Giappone, e l’osservanza di rituali imperiali (saishi, 祭祀). Il sistema dei nijūni-sha rimase in vigore sino a metà del periodo Muromachi come parte dei rituali di corte. Il sistema degli ichinomiya/sōja era particolarmente utili nelle regioni dove l’onere dei doveri amministrativi era passato dai kokushi (国司, amministratori provinciali) ai rappresentanti provinciali dello shugo (守護, governatore). Il sistema medievale dei templi affondava le base nel ritsuryō (律令), tuttavia poggiava pure su un sistema sviluppato a metà del periodo Heian. Ci sono diversi regolamenti che riguardano i templi, perlopiù leggi promulgate nel periodo Kamakura, tra il 10° e il 14° secolo; queste erano parti degli statuti riguardanti il nuovo sistema delle corti nobili. Presso la corte imperiale, fu istituito un tensō (転送, messaggero) per presentare all’imperatore le dispute sui templi e mediare questi conflitti; successivamente, con l’accentramento dei poteri del bakufu (幕府, governo dello shogunato), la responsabilità della posizione fu degradata semplicemente a trasmettere tutto al bakufu, e attenderne la approvazione. Malgrado una relazione antagonista tra le corti nobili e la classe guerriera abbia condotto a differente negli stili operative nel sistema del tempio medievale, i codici legali del bakufu di Kamakura fu generalmente applicato insieme al mantenimento del sistema, originario del periodo Heian, incentrato sulla corte imperiale. Il dovere di riparare i templi e dedicarsi con venerazione al rituale del tempio viene citato nel Goseibaishimoku (御成敗式目) come responsabilità diretta dei valletti dello shōgun. Sotto il nuovo sistema Kantō del bakugu, alcuni emendamenti imposero inoltre ai valletti di promuovere le attività del tempio e di prevenire pratiche immorali e violente ai jinin (la categoria più bassa dei lavoratori nei templi). Nel tardo periodo medievale, troviamo alcune leggi in aggiunta a queste, e fu creato il kenmu shikimoku, un codice legale di 17 articoli indirizzato ai nobili. Con i nuovi regolamenti, si trova una maggiore codificazione di come preservare la sacralità dei templi, regole per la classe guerriere e regolamenti riguardanti i templi in caso di suddivisione dei terreni. Inoltre, venne istituita la creazione di piccoli governi locali per i villaggi. A partire da ora, i templi diventavano simboli dell’unità del villaggio. Il bakufu diventò sempre più influente, usurpando lentamente il potere della corte imperiale, e la sua influenza si riflesse fortemente nelle considerazioni economiche riguardanti i rituali presso la corte imperiale, e la pratica delle donazioni. Nei periodi Kamakura e Muromachi, il bakufu creò il jisha bugyō (寺社奉行), responsabile sia per le dispute dei templi, sia pure avente la supervisione dei rituali religiosi. Il bakufu consolidò, dunque, il bakuhan (幕藩, sistema feudale), e persino la corte imperiale sembrò quasi essere sotto la sorveglianza del bakufu. Nel 1665 col Shosha negi kannushi hatto (諸社禰宜神主法度, Regolamenti per governare tutti i templi scintoisti) venne ridefinita l’esecuzione del rituale, e fu proibita la compravendita dei shinryō (神陵, terra del santuario); inoltre, il permesso di indossare lo shinshoku (神職) veniva accordato solo a chi esibiva il certificato della casa di Yoshida (吉田), riconoscendone così la supremazia e favorendone l’espansione degli insegnamenti. Testi come il Kujigata osadamegaki (公事方御定書) e l’ Ofuregaki shūsei (御触書集成) colmarono le lacune legali, completando i regolamenti già promulgati dal bakufu. Il controllo del bakufu sui templi era una questione importante, e furono posti tre magistrati sotto la supervisione dello shōgun (il jisha bugyō ) per gestire le questioni istituzionali e amministrative. Col Rinnovamento Meiji assistiamo nel 1868 allo shinbutsu hanzen rei (神仏判然令) con cui si separavano il buddismo e lo scintoismo, e dunque veniva meno lo shinbutsu shūgō. Nel 1871, il governò ridefinì la propria legislazione definendo i templi come “luoghi di performance dei rituali di stato” e abolì la pratica di controllo dei templi tramite lo shake (社家), famiglie di sacerdoti scintoisti che curavano il tempio su base ereditaria. Inoltre, venne ridefinito il sistema di classificazione dei templi, e così i templi furono classificati in sotto categorie (maggiore, medio e minore del kankokuheisha (官国幣社). Nello stesso tempo, la seconda decade del Meiji (1880) dovette affrontare il proliferare di movimenti religiosi legati allo scintoismo. Dall’inizio del Meiji sino al periodo del  Kyōbushō (教部省, Ministero dell’Istruzione Religiosa), fu organizzato un “movimento nazionale”dapprima condotto da scintoisti e studiosi della Kokugaku, poi dalle istituzioni scintoiste e buddiste, a seguito delle quali proteste tale ministero fu dismesso e, a partire dalla seconda decade del periodo Meiji, il governo adottò un nuovo approccio verso le sette scintoiste, concedendo loro un certo margine di autonomia. Nello stesso periodo, notevoli innovazioni furono compiute anche su questioni istituzionali e amministrative, avviando la separazione tra rituali, insegnamenti e ricerche scintoiste: se i templi erano i luoghi di venerazioni e di pratica dei rituali, le sette erano responsabili della promozione degli insegnamenti. Nel 1883, nove sette godettero dell’appoggio del governo, e presto a esse si unirono altre quattro. Nel 1883, fu fondato a Tokyo il Kōten kōkyūjo (皇典講究所), predecessore della Università Kokugakuin (國學院大學) quale centro di ricerca accademia sugli studi scintoisti. A inizio ‘900 si assiste anche al 神社合祀 (jinja gōshi), ovvero la fusione di più templi. A seguito dell’abolizione del Kyōbushō, i templi furono piazzati sotto la giurisdizione del Naimusho (内務省, Ministero degli affari interni), sebbene ancora l’organizzazione fosse un po’ frammentaria: il jinjakyoku (神社局) assunse la responsabilità dei templi della nazione, mentre il Shūkyōkyoku (宗教局) curò la gestione delle organizzazioni religiose. Quindi, seguirono diversi cambiamenti nella nomenclatura degli uffici, ma sostanzialmente la divisione delle responsabilità rimase immutata sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In merito alle organizzazioni religiose ci furono diversi dibattiti e regolamenti, ma nulla di significativo sino alla promulgazione dello Shūkyō Dantaihō (宗教団体法, Legge delle organizzazioni religiose) nel 1939. Dopo la guerra del Pacifico, ancora una volta le istituzioni scintoiste, e così le loro amministrazioni furono soggette a cambiamenti radicali: con lo Shintō shirei (神道指令, Direttiva sullo scinto) si pose fine alla supervisione dei templi; inoltre si avviò la separazione tra stato e chiesa, e tutte le organizzazioni religiose furono sottoposte alla Shūkyō Hōjinrei (宗教法人例, Ordinanza delle corporazioni religiose), poi sostituita dallo Shūkyō Hōjinhō (宗教法人法), ancora oggi in vigore. Inoltre, nel 1946 fu creata la Jinja honchō (神社本庁, Associazione dei templi scintoisti ). Nel dopoguerra, inoltre, molte sette scintoiste, si sciolsero per ricostituirsi come movimenti religiosi autonomi. La jinja honchō gestisca la formazione dei sacerdoti scintoisti, e organizza corsi presso le  università Kokugakuin e Kōgakkan; tuttavia, ad alcuni templi, quali l’Atsuta Jingū ((熱田神宮) e lo Izumo Taisha (出雲大社), viene riconosciuta la possibilità di creare propri percorsi di formazione.

Storia dello scintoismo 2018-03-29T09:42:43+00:00 Marco Milone