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Lo shintoismo non ha un corpus di testi sacri comparabile dove vengono spiegati gli insegnamenti fondamentali: con le espressioni shintō koten (classici shintoisti) o shinten (testi sacri) si indicano vari libri contenenti i concetti fondamentali di questa religione. Nel Kojiki e nel Nihon shoki viene spiegato il rapporto tra gli umani e le divinità, e viene tracciata la genealogia di quel popolo di cui si parla nei testi, similarmente a quanto avviene nel Vecchio Testamento. I principali testi shintoisti sono: il Kojiki, il Nihon Shoki, il Fudoki, il Rikkokushi, lo Shoku Nihongi, il Kogo Shūi, il Jinnō Shōtōki e il Kujiki.

Il Kojiki (古事記, letteralmente “cronaca di antichi eventi”) è un’opera in tre libri ( Kamitsumaki, Nakatsumaki, Shimotsumaki), scritta in un misto di cinese e giapponese antico, usando gli ideogrammi cinesi ora per il loro valore fonetico, ora per quello semantico. A causa della commistione del giapponese antico e del cinese, ben presto in Giappone si perse la capacità di leggere il Kojiki. La tecnica per leggere il Kojiki fu recuperata nel periodo Edo dal filologo e studioso Motoori Norinaga, che al libro dedicò anche un commentario, il Kojiki-den. La narrazione incomincia con il racconto mitologico della creazione del Cielo e della Terra, cui seguono le origini mitologiche del Giappone, della dinastia Yamato e delle maggiori famiglie nobili e le vicende delle varie divinità. La struttura dei tre volumi del Kojiki riflette il mantenimento di tre ordini: l’ordine dell’universo, l’ordine dell’umanità e l’ordine della storia. Il Kamitsumaki, conosciuto anche come Kamiyo no Maki (神代巻, “Libro dell’era degli dei”), narra la creazione e la nascita delle varie divinità nel periodo kamiyo. Il Kamitsumaki delinea anche la fondazione del Giappone, e descrive come Ninigi-no-Mikoto, nipote di Amaterasu e trisavolo dell’imperatore Jimmu sia disceso sulla terra a Takachihonomine nel Kyūshū e abbia così avviato la dinastia imperiale. Il Nakatsumaki si apre con la storia dell’imperatore Jimmu, il primo imperatore, e la sua conquista del Giappone, e si conclude con l’imperatore Ōjin, il 15° imperatore. I regni dal secondo al nono imperatore vengono raccontati sommariamente, riportando solo i loro nomi, i nomi dei loro discendenti, e infine i nomi dei loro palazzi e delle tombe imperiali. Lo Shimotsumaki copre la genealogia dal 16° al 33° imperatore, e a differenza dei precedenti volumi, ha riferimenti limitati alle interazioni con gli dei. Nel terzo volume, la storia è molto concentrata sulle rivolte e sulle storie d’amore dei successivi regnanti, narrate come fossero favole liriche. Il Kojiji, dunque, legittima la preminenza politica, per volere divino, (rivendicata fino al 1945 dagli imperatori del Giappone, del clan Yamato (大和) sugli altri, in particolare su quello di Izumo (出雲). E proprio per tale motivazione, nel 712 d.C. al nobile Ō-No-Yasumaro (太安万侶) fu richiesta dall’imperatore Tenmu (天武) la compilazione di questo testo. Nella prefazione, Ō-No-Yasumaro motiva la scrittura dell’opera in seguito alla richiesta del sovrano di rivedere gli annali dinastici e la compilazione del testo. Per fare questo egli si dovette affidare alla prodigiosa memoria del cortigiano Are Hiyeda, “capace di leggere a prima vista e tenere a mente anche il minimo fruscio”. Interessante appare l’assenza di riferimenti al buddismo, essendo l’imperatore Tenmu un fervente praticante buddista. Tutto ciò ha convinto sempre più gli storici e i letterati che il lo studio del Kojiki vada affrontato in chiave mitologica, e non storica. Essendo il più antico documento letterario della storia nipponica, viene spesso accomunato alla prima storia ufficiale scritta in cinese, il Nihonshoki (日本書紀), di uscita postuma. Insieme al Nihon Shoki, i miti contenuti nel Kojiki sono parte dell’ispirazione dietro le pratiche e i miti shintoisti, incluso il rituale di purificazione misogi.

Il Nihongi (日本紀), chiamato anche Nihon Shoki (日本書紀) e precedentemente conosciuto come Nihongi no Tsubone, durante il periodo Heian, è il secondo libro in ordine cronologico della storia giapponese classica. È più elaborato del Kojiki, che è stato scritto prima del Nihonji ma si occupa principalmente degli aspetti religiosi della corte imperiale. Mentre il Kojiki era scritto in giapponese (traslitterato con caratteri cinesi), il Nihon Shoki era scritto in cinese classico, come era usanza per i documenti ufficiali del tempo, ed era ispirato al modello delle storie ufficiali cinesi, includendo anche citazioni da classici cinesi e dalle cronache cinesi, tra cui Wei shi, Shi ji, Han shu, Hou Han shu, e Wen xuan. Sembra che i compilatori del Nihon shoki abbiano consultato la Yiwen leiju, un enciclopedia dell’era Tang in cento volumi di Ou Yangxun. Sebbene scritto in cinese classico, alcune sezioni utilizzano uno stile tipicamente giapponese, mentre altre sembrano esser state scritte da autori di madrelingua cinese. Sia il titolo che la struttura sono basati su un modello cinese. Nel caso della Cina, shu (書) fa riferimento a cronache che discutono le vicende della dinastia, le biografie dei ministri di corte, e altri formati storiografici. Anche Ji (紀) veniva usato per cronache storiche. Poiche il Nihon shoki è una cronaca cronologica, viene usato anche il carattere ki (Ch., ji 紀). Inoltre, le cronache cinesi, come lo Han ji e lo Hou Han ji consistevano pure di trenta volumi, e sembrano essere stati usati come modelli per la composizione del Nihon shoki. Tuttavia, la corte decise di usare nihon, che significa ‘origine del sole’ come titolo ufficiale del Giappone e rifiutò il vocabolo cinese wa (倭 ‘nano’), invocando la propria indipendenza dalla Cina. Il Nihon Shoki fu terminato nel 720 sotto la supervisione del principe Toneri, figlio dell’imperatore Temmu, con l’assistenza dello storiografo Ō-No-Yasumaro. È il primo delle sei storie nazionali (六国史 Rikkokushi), le antiche cronache riferite alla storia dell’impero fino all’887. Si dice che il Nihon Shoki si basi su registrazioni che sono state continuamente tenute dalla corte Yamato sin dal sesto secolo. Esse includono documenti e folklore riportati dai clan che servivano la corte. Prima del Nihon Shoki, c’era il Tennoki (Annali degli Imperatori o anche Cronache degli Imperatori), e kokki (Cronache dello stato) compilate dal principe Shōtoku e dallo statista Soga no Umako, ma poiché erano conservatiti negli archivi del clan Soga, andarono bruciati durante l’incidente di Itsushi, che pose fine all’egemonia di tale clan. Si compone di trenta volumi che narrano le vicende del Giappone fino al 697 d.C., riportate in rigoroso ordine cronologico e storicamente abbastanza attendibili solo in riferimento agli ultimi tre secoli della narrazione. Al pari del Kojiki, ha come scopo la glorificazione del passato e la legittimazione del diritto perpetuo della dinastia regnante. Come il Kojiki, il Nihon Shoki inizia con i racconti della mitologia giapponese: la nascita delle prime divinità, elencate in una lunga e a volte confusa lista di nomi, prosegue con la comparsa di una coppia di dèi, fratello e sorella: Izanagi e Izanami, dalla cui unione nacquero le Ōyashima, le 8 isole che originariamente costituirono il Giappone. Poi continua le sue narrazioni fino al periodo contemporaneo alla stesura dell’opera, descrivendo con accuratezza i regni dell’imperatore Tenji, dell’imperatore Temmu e dell’imperatrice Jitō, e si focalizza sui meriti dei sovrani virtuosi e sui demeriti di quelli cattivi. L’ultima sezione – dal libro ventotto al libro trenta tratta gli ultimi vent’anni di storia, col libro ventotto interamente dedicato al “disordine Jinshin” e alla conseguente ascesa al trono di Tenmu. L’ultimo libro si conclude con l’abdicazione di Jitō, nell’undicesimo anno del regno (697), e la narrazione continua sino a venti anni prima la compilazione del Nihon shoki. Soprattutto negli ultimi libri, la narrazione si adatta sempre più allo stile storico-cronologico, e in tal senso il Nihon shoki risulta un’opera aperta, lasciando presumere l’intenzione di continuare la compilazione. In seguito verranno compilate altre storie ufficiali, a partire dallo Shoku Nihongi. Dal punto di vista cronologico, la parte iniziale del Nihon shoki risulta alquanto complessa. Gli storici cinesi non avvertivano l’esigenza di registrare “la nascita del mondo”, ma nel caso del Giappone, la corte realizzò che il lignaggio divino della famiglia reale era indispensabile, pertanto si dovette fondere storia e mitologia insieme, tuttavia la cronologia del periodo mitologico non poteva essere delineata opportunamente, quindi fu difficile stabilire date certe per i primi regnanti: l’ascesa dell’imperatore Jinmu fu ascritta al 660 A.C., anno che in China viene considerato l’anno della grande rivoluzione.

Fudoki (風土記) è il titolo generalmente assegnato a un insieme di documenti compilati nel periodo Nara, secondo una specifica forma e composizione, similarmente ad alcuni documenti storici cinesi come lo Zhou chu feng tu ji o lo Ji zhou feng tu ji. Originariamente trattasi di report ufficiali, aventi per oggetto l’evoluzione storico-geografica e industriale delle singole province: il titolo Fudoki appare per la prima volta nel 911 (periodo Heian) nell’ Iken fūji (memoriale sigillato) di Miyoshi Kiyotsura. Fudoki fa riferimento alla precedenti cronache “Kofudoki “(古風土記), la cui compilazione fu avviata nel 713 a seguito della riforma Taika (646) e del Codice Taihō (701), come esigenza di centralizzare e rafforzare il potere della corte imperiale. Secondo Shoku Nihongi, l’imperatrice Gemmei emise un decreto nel 713 ordinando che ogni kokuga ((国衙, amministrazione provinciale) raccogliesse i nomi dei distretti e delle città, le risorse naturali e le specie animali, vegetali e minerali, la fertilità della terra e la sua estensione, l’etimologia dei nomi geografici, e infine miti, leggende e favole locali. La maggior parte dei Fudoki (secondo gli storici, almeno 48 delle province del Gokishichido contribuirono) è andato perso, dunque ciò che sappiamo è la ricostruzione dei pochi manoscritti ritrvati, di citazioni sparse in opere poetiche e dei commentari dell’era medievale. Dei cinque Fudoki ritrovati, soltanto Izumo fudoki è pervenuto integralmente, mentre gli altri quattro (Harima, Hitachi, Bungo e Hizen) sono oggi disponibili in forma incompleta o abbreviata. L’ Izumo fudoki fu compilato il quarto anno del Tenpyō [733], a cura di Miyake Omi Matatari, sotto la supervisione di Izumo Omi Hiroshima, e sembra essere la raccolta di varie cronache compilate nel distretto, ed è dei cinque Fudoki quello in cui troviamo la maggiore varietà di kami. Lo Izumo fudoki, oltre a essere l’unico pervenuto integralmente, risulta interessante perché contiene aneddoti sulle basi militari, e perché differisce per alcune peculiarità dallo Harima e dallo Hitachi fudoki. Ciò risulta vero anche per il Bungo Fudoki e lo Hizen Fudoki. Basandosi sull’origine dei Fudoki, solitamente Hitachi e Harima vengono denominati i Wado Fudoki, mentre Izumo Bungo e Hizen i Tenpyo Fudoki. Le differenze tra i due riguardano sostanzialmente la somiglianza formale-stilistica con il Nihon Shoki e l’adozione del termine gō “villaggio” ( 郷) oppure sato “frazione” (里)、scelta lessicale che permette di comprendere se il testo sia stato scritto prima o dopo l’abolizione del sistema “villaggio-frazione” nel 739-740.

Col titolo Rikkokushi (六国史) vengono generalmente indicate le sei grandi storie nazionali (scritte presso la corte imperiale tra l’8 e il 9 secolo, sotto l’ordine degli imperatori) riportanti sia eventi mitologici sia pure la storia del Giappone dalle origini all’anno 887. Le fonti erano i registri di corte tenuti dal Ministro degli Affari dell’Impero Centrale, e le biografie di ufficiali meritevoli composte dal Ministero degli Affari Cerimoniali. Quindi il Rikkokushi comprende: il Nihon Shoki (Cronache del Giappone) – 30 volumi riportanti gli eventi mitologici sino al 697 – completato da Toneri Shinnō nel 720; lo Shoku Nihongi (Cronache del Giappone) – 40 volumi riportanti gli eventi dal 697 al 791 – completato da Fujiwara no Tsugutada e Sugano no Mamichi nel 797. il Nihon Kōki (Tardive cronache del Giappone) – 40 riportanti gli eventi dal 792 al 833- completato da Fujiwara no Fuyutsugu e Fujiwara no Otsugu nel 840. lo Shoku Nihon Kōki (Tardive cronache del Giappone) – 20 riportanti gli eventi dal 833 al 850- completato da Fujiwara no Yoshifusa, Fujiwara no Yoshimi, Tomo no Yoshio, e Haruzumi no Yoshitada nel 869. il Nihon Montoku Tennō Jitsuroku (I registri veritieri dell’imperatore Montoku del Giappone Japan), anche conosciuto come Montoku jitsuroku – 10 riportanti gli eventi dal 850 al 858- completato da Fujiwara no Mototsune and Sugawara no Koreyoshi nel 879. il Nihon Sandai Jitsuroku (I registri veritieri delle tre generazioni di imperatori del Giappone), anche conosciuto come Sandai jitsuroku – 50 riportanti gli eventi dal 858 al 887 – completato da Fujiwara no Tokihira e Ōkura no Yoshiyuki nel 901. Le storie nazionali furono dismesso dopo lo Sandai Jitsuroku, e sostituite dai quattro “libri dello specchio”, di cui il primo è l’Ōkagami.

 

Lo Shoku Nihongi (続日本紀), completato nel 797, è il secondo delle sei storie nazionali, seguito dal Nihon Kōki e subito dopo il Nihon Shoki. Fujiwara no Tsugutada e Sugano no Mamichi furono i principali compilatori di quest’opera che copre un periodo di 95-anni dall’inizio del regno dell’Imperatore Mommu nel 697 sino al 10 anno del regno dell’imperatore Kammu nel 791. L’opera consta di quaranta volumi, scritti prevalentemente in kanbun, una forma giapponese del cinese classico, ma alcuni “senmyō” (宣命, editti imperiali) sono scritti in una “senmyō-gaki”, un alfabeto fonetico giapponese. A partire dall’imperatore Temmu, che regnò dal 631, i sovrani giapponesi rafforzarono la propria autorità ed il controllo sul paese. Dopo il 765, con il regno dell’imperatrice Shōtoku (称徳天皇), il potere degli imperatori entrò in una crisi fatale, tanto che il loro ruolo sarebbe divenuto progressivamemente solo formale, a vantaggio dei clan di corte. Tale instabilità sfociò nello spostamento della capitale a Heian, l’odierna Kyoto, e nell’istituzione dello shogunato. Questi gravi avvenimenti, che cambiarono radicalmente lo scenario politico del paese, furono minimizzati dallo Shoku Nihongi, che continuò a celebrare la potenza degli imperatori Shōtoku (regno dal 764 al 770), Kōnin (770 – 781) e Kammu (781 – 806) anche quando la maggior parte del loro potere era svanita.

Il Kogo Shūi (古語拾遺) è una cronaca storia del clan Inbe, composto da Inbe no Hironari, trascrivendo la tradizione orale del proprio clan, il quale nel 807 la presentò all’imperatore Heizei, che la accolse semplicemente come una lettera di rammarico. Il Kogo Shūi nasce per legittimare i diritti del caln Inbe, chiarendone le origini e la storia, in quanto pur avendo offerto innumerevoli servizi religiosi presso la corte imperiale, nel periodo Heian il clan era indebolito a seguito del rafforzamento del potere del clan rivale Nakatomi, il quale faceva parte del clan Fujiwara, noto per la sua influenza politica. Il testo consta principalmente di quattro sezioni: gli eventi storici dell’antenato del clan Amenofutodama no Mikoto e di suo nipote Amamito no Mikoto; una descrizione della storia giapponese dall’imperatore Jinmu sino all’imperatore Tenmu; gli undici punti di contesa col clan Nakatomi clan e il relativo declino del clan Inbe; antiche tradizioni sul festival in onore della dea Mitoshi. Le prime due sezioni sembrano attingere largamente dal Kojiki e dal Nihon Shoki, ma vi sono anche sezioni tratte dai Codici Yōrō come pure frasi formali dal Nakatomi no harae e dal Norito. Vi troviamo eventi unici, vecchie tradizioni non presenti nelle altre cronache e una spiegazione più profonda delle origini dei festival.

Jinnō Shōtōki (神皇正統記, “Cronache sul vero lignaggio del divino imperatore”) è un opera storica scritto da Kitabatake Chikafusa, che cerca di chiarire la genesi e le conseguenze potenziali di una crisi nella politica Giapponese, con l’intento di dissipare i disordini civili. L’opera è stata scritta in un misto di scrittura ideografica cinese e katakana, nel periodo 1338-1341 presso la fortezza di Oda della provincia di Hitachi (oggi conosciuta come la città di Tsukuba nella prefettura di Ibaraki), e registra gli eventi dall’era dei kami sino all’imperatore Go-Murakami. Il numero dei volumi non è chiaro, in quanto ci sono differenze tra i vari manoscritti; generalmente le edizioni più famose sono state pubblicate in sei volumi. Chikafusa è stato un grande studioso del Nihon Shoki, e ciò si avverte nella struttura narrativa del Jinnō Shōtōki, da lui composto; inoltre, conosceva molto bene Watarai Ieyuki (度会家行), un importante sacerdote shintoista del tempio di Ise: l’accurata conoscenza della vita di Watarai gli ha permesse di comprendere meglio lo shintoismo di Ise, e ciò si riflette nei toni del Jinnō Shōtōki. Insieme al Gukanshō di Jien, è una delle opere principali per quanto concerne il periodo medievale. Questa opera ha avuto una grande influenza, soprattutto in riferimento alla teoria del shinkoku, ovvero che il Giappone abbia origini divine, e al sanshu no shinki, ovvero le tre insegne imperiali del Giappone: la spada Kusanagi (草薙剣) che rappresenta la virtù di valore, la gemma Yasakani no Magatama (八尺瓊曲玉) che rappresenta la saggezza e lo specchio Yata no Kagami (八咫鏡) che rappresenta la benevolenza. L’opera si conclude con una dedica “Questo libro è dedicato ad alcuni bambini”, che è stata perlopiù interpretata come indirizzata al giovane imperatore Go-Murakami, in quanto molti storici ritengono che l’opera fu scritta con l’intento di istruire l’imperatore.

Il Kujiki (旧事紀), conosciuto anche come Sendai Kuji Hongi (先代旧事本紀?), è stato considerato una trattazione storica sino a metà del periodo Edo, quando alcuni letterati, tra i quali Tokugawa Mitsukuni, sostennero la tesi che si trattava semplicemente di un imitazione basata sul Nihon Shoki, sul Kojiki e sul Kogo Shūi. Tuttavia, si ritrovano alcuni elementi originali, soprattutto nel quinto libro che preserva le tradizioni dei clan Mononobe e Owari, e nel libro le cronache storiche di Kokuzō Hongi. Il testo è suddiviso in dieci volumi, che coprono la storia del Giappone antico attraverso l’imperatrice Suiko, terza figlia dell’imperatore Kimmei. La prefazione si ritiene sia scritta da Soga no Umako (626), tuttavia le citazioni del Kojiki (712) e del Nihon Shoki (720) e l’uso di nomi postumi (che in Giappone entreranno in uso successivamente), secondo lo stile cinese, per gli imperatori inducono i filologi a considerarlo un testo compilato tra l’807 e il 936. John R. Bentley, che ha tradotto il testo in inglese, l’ha datato intorno alle prime decadi dell’800, prima del Kogo Shūi; inoltre, l’ha considerato parte dello stesso movimento storiografico che ha prodotto il Nihon Shoki e il Kojiki.

Testi sacri scintoisti 2018-01-25T10:02:07+00:00 Marco Milone