Articolo già visitato

Con questo blog ho deciso di raccontarvi un po’ di cose su di me, su noi “Giapponizzati”, su come ci siamo avvicinati al Giappone, sui nostri primi viaggi da turisti, sui Giappotour ecc. Io mi chiamo Gabriele, alias Godai, e sono appassionato di Giappone da quasi 30 anni. Su quale sia la strada che mi ha avvicinato al Giappone dedicherò del tempo più avanti, oggi ho deciso di condividere con voi i meravigliosi ricordi che ho del mio primo viaggio in Giappone. Era dicembre 2007, vicino alle feste di Natale, quando grazie ad un mio carissimo amico di infanzia ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere dei ragazzi giapponesi, e non, venuti in Italia per turismo. Due di loro, Mamiko e Nic, si sarebbero sposati nel successivo mese di agosto. Li conobbi solo quel giorno. Aiutai il mio amico a portare in giro per Torino quei simpatici ragazzi, gli facemmo visitare la città e li portammo a cena. Non potei fermarmi di più purtroppo, il giorno dopo dovevo partire per le vacanze. Nonostante il poco tempo passato con loro, mi ringraziarono molto e mi invitarono al loro matrimonio in Giappone. “Le solite frasi di circostanza” pensai tra me. Sbagliavo. Ancora non conoscevo davvero i giapponesi. Due mesi dopo mi arrivò per posta aerea l’invito ufficiale. Da quel momento iniziai a contare i giorni, lunghissimi, quasi interminabili. Arrivò infine agosto e con lui il mio primo viaggio in Giappone. Il primo impatto fu micidiale. Io, che ora cazzio quelli che vanno in Giappone impreparati, fui proprio uno di quelli. Agosto in Giappone vuol dire caldo atroce, umidità pazzesca e sbalzi termici a non finire, dai 18° delle metro e dei locali ai 38/40° dell’esterno. Dopo quasi 12 ore di volo e 2 ore di treno uscimmo finalmente all’aria aperta, alla mercé dell’afa. Non un bell’impatto dopo tutto.

Scusate la faccia…ecco com’ero dopo 12 ore di volo, 2 di treno e dopo aver scoperto il caldo afoso di Tokyo

Ma chi se ne frega, ero in Giappone! Fummo ospitati a casa dei genitori della sposa, a Yokohama, una città che imparai ad apprezzare subito e che mi è rimasta nel cuore da allora. I primi scorci di panorama, il primo giro nel quartiere, un po' fuori dal centro della città, mi ricordarono subito alcune location degli anime (in fin dei conti quanti di noi hanno "visto" il Giappone attraverso gli anime?). Non mi sembrava vero, avevo i sensi a mille. Ero attratto da qualsiasi cosa, dal panorama, dai vicoletti, dalle case così piccole e vicine tra loro e dall'incessante frinire delle cicale. Cavolo se fanno rumore!

Anche questa stradina qui, nei sobborghi di Yokohama, mi lasciava meravigliato...

La prima settimana, durante i giorni che precedevano il matrimonio, fummo accompagnati a visitare Tokyo, Yokohama e Kamakura. Sembrava di essere dei VIP, scortati da un'accompagnatrice del posto e sì, potei scollegare il cervello e non preoccuparmi di che treno prendere, quando scendere, dove scendere. L'unica preoccupazione era guardare e memorizzare tutto. Imprimerlo nella memoria e guai a lasciarsi dietro qualcosa. La macchina fotografica era solo un di più. Visitai Akihabara, Asakusa, Bakurocho, Harajuku, Shibuya, Shinjuku, Roppongi. Nonostante i miei 30 anni sembravo un bambino in gita premio a Disneyland. Finalmente venne il giorno del matrimonio. Matrimonio tradizionale shintoista al Meiji Jingu di Tokyo, il santuario più importante e grande della metropoli. La giornata fu lunga e pesante, lo ammetto (immaginatevi a stare ore vestiti in giacca e cravatta con 40° e il 90% di umidità!), ma wow che spettacolo. Assistere in prima persona a tutti i preparativi, alla cerimonia shinto, alle foto di rito, a parte della vestizione della sposa. E tutto questo al primo viaggio. Durante la cerimonia ci fu pure un piccolo terremoto...così, tanto per gradire. Un po' come se il Giappone mi stesse dicendo "Beh, visto che sei in Giappone e stai apprezzando le cose tipiche del Giappone, beccati anche un bel terremotino!".

L'interno del santuario Meiji durante la cerimonia del matrimonio shintoista...emozionante!

Ero già felice così, sapevo di essere fortunato, ma non sapevo ancora che le cose sarebbero anche migliorate. I miei amici avrebbero potuto andare via in luna di miele, riposarsi, rilassarsi e invece...ci fecero ancora da guide per un'altra settimana. Il giorno dopo il matrimonio ci portarono in un hotel nella città termale di Atami. Hotel con onsen e rotenburo aperte 24 ore al giorno. Vasche esterne che davano sull'oceano da cui poter ammirare l'alba. E così fu. Non andammo a dormire quella notte, restammo a bere e parlare fuori all'aperto per ore prima di andare ad immergerci nell'acqua termale di Atami, aspettando il sorgere del sole. Ne valse la pena? Eccome! Un'emozione unica, vissuta assieme a gente fantastica. Andarsene da Atami mi dispiacque molto, ma c'era Kyoto ad aspettarci, la splendida Kyoto.

Tramonto dalla rotenburo...so che avete visto foto migliori, ma per la macchinetta fotografica che avevo all'epoca, più di così era impossibile

I posti che visitammo li potete immaginare anche voi, il Kiyomizudera, il Kinkakuji, il Fushimi Inari, Gion ecc. Tutto molto bello, ma la cosa che mi colpì di più fu l'atmosfera che si respirava, così diversa da Tokyo. Mi sembrava che il tempo lì si fosse fermato, che i giapponesi lo facessero rallentare perché così legati al glorioso passato da ex capitale della nazione. Ma non fu solo Kyoto, visitammo anche Osaka, la versione più caciarona di Tokyo, e andammo anche una notte a Kobe, solo per poter cenare in uno dei migliori ristoranti in cui mangiare la mitica carne di Kobe. Costo: una fucilata. Risultato: soldi ben spesi dal primo all'ultimo euro.

Ovviamente la foto non può rendere minimamente la bontà di questa carne...

Quella carne me la sogno ancora adesso! Purtroppo però 14 giorni volano via troppo velocemente quando ci si sente come a casa e ci si diverte assieme a gente splendida. Ritornammo a Tokyo il giorno prima della partenza per l'Italia e fu un groppo in gola da quando salii sull'autobus a quando l'aereo decollò. Avrei voluto far di tutto per restare ancora un po', qualche giorno in più. Non fui mai così triste di lasciare un posto come quella volta. La mia paura era che non ci sarei più potuto tornare, ma alla fine, per fortuna, in Giappone ci ritornai, molte volte, e ogni volta ho sempre avuto la fortuna di apprezzare ogni singolo viaggio, ognuno per motivi differenti, ma queste sono altre storie che vi racconterò un'altra volta.

Una bella foto di gruppo sulla cima del punto di osservazione del Fuji...peccato che il monte sacro era coperto dalle nuvole
Il mio primo viaggio in Giappone 2018-01-08T08:22:15+00:00 Godai - 五代