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Tutti vorrebbero vivere in un paese che non ha alcun omicidio causato da armi da fuoco, e il Giappone è uno di quei posti. Qual è il loro segreto? Non è difficile da capire: il governo giapponese ha limitato pesantemente il possesso di armi. Anche rispetto al Regno Unito, in cui c’è la politica di controlli più repressiva dell’Europa occidentale, in Giappone la cosa è ancora più estrema. Non ci sono fucili. Non ci sono pistole. Anche armi ad aria compressa sono consentite solo nell’ambito di un sistema di licenze progettato per scoraggiare chi vuole presentare domanda per richiederne una. Per ottenere una licenza in Giappone, l’iter è molto selettivo e complesso, si deve superare un esame psicologico e compilare una miriade di carte e documenti fatti a posta per scoraggiare il richiedente. Una volta che si ottiene una licenza, è meglio essere in grado di spiegare ogni acquisto e consumo di munizioni. L’ultima volta che in Giappone si è visto un omicidio di massa paragonabile a quello di Newtown, Connecticut, era il 1938, quando un uomo malato di tubercolosi incurabile uccise 30 persone con un fucile, un’ascia e una spada.

Armi da fuoco in Giappone

Il Giappone da allora ha visto alcuni omicidi di massa come quello del 1995, quando un'organizzazione terroristica attaccò la metropolitana di Tokyo con il gas sarin, uccidendo 13 persone. Nel 2001, un bidello uccise otto studenti con un coltello da cucina. Nel 2008, un uomo assassinò tre persone investendole con il camion, e uccidendone altre quattro accoltellandoli a morte. Eppure questi incidenti, seppur terribili, dimostrano che le armi da fuoco sono l'unico strumento che permette a una persona comune qualsiasi, anche priva di una forza fisica nella media, di proiettare una forza letale a distanza. La maggior parte degli aspiranti assassini di massa spesso sono degli squilibrati o individui privi di un'intelligenza tale da non avere delle competenze tecniche necessarie per la fabbricazione di una bomba, per non parlare di gas velenoso.

Armi da fuoco in Giappone

Deboli e codardi, non hanno la forza e la destrezza di uccidere velocemente un sacco di gente da vicino, con un coltello. Teoricamente, un sociopatico giapponese potrebbe acquistare un'arma da fuoco illegale sul mercato nero. Ma questo genere di persona non ha le conoscenze sociali per raggiungere le reti della criminalità organizzata che custodiscono molto gelosamente le loro armi illegali. E così il Giappone ha poche armi, senza omicidi di massa da più di 70 anni. Il divieto delle armi da fuoco in Giappone riflette il concetto diffuso che l'individuo è subordinato alla collettività. Gli americani dicono "la ruota che cigola otterrà il grasso", i giapponesi invece dicono "il chiodo che sporge verrà pestato giù". Il Giappone venne quasi del tutto disarmato nel 16° secolo, quando il dittatore militare Hideyoshi abolì le armi per cementare il potere assoluto. Gli aristocratici giapponesi, che erano più o meno le uniche persone che possedevano armi in quel periodo, erano desiderosi di fare del Giappone un paese libero da armi, e odiavano l'idea che una persona con una pistola avrebbe potuto resistere a un samurai armato solo di spada e armatura, così le armi vennero tolte.

Armi da fuoco in Giappone

Considerate che il giapponese medio si fida ciecamente del proprio governo per essere protetto dai criminali in ogni momento, mentre gli americani non lo fanno. L'autosufficienza è una virtù di base in America, cosa che in Giappone non è concepita. Vi dico alcuni dati per concludere: nel 2008, gli Stati Uniti hanno avuto oltre 12 mila omicidi per armi da fuoco. Il Giappone ne ha registrati solo 11, e quello fu un anno pessimo. Il 2006 ha visto solo due morti per arma da fuoco, e quando il numero saltò a 22 nel 2007 diventò uno scandalo nazionale.

Armi da fuoco in Giappone - Come mai il Giappone è considerato uno dei Paesi più sicuri al mondo? 2017-04-07T09:00:55+00:00 Godai - 五代