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In Giapponese si dice ijime, ed è il fenomeno del bullismo nelle scuole, molto conosciuto anche da noi in Italia. In Giappone questo termine deriva dal verbo ijimeru, che significa tormentare, perseguitare. Quando penso allo studente giapponese, me lo immagino sempre bello preciso nella sua uniforme, educato e rispettoso. E per la maggior parte dei casi è così in effetti, ma alle volte alcuni di loro si trasformano. Dimenticatevi le scene viste nei film o negli anime dove ci sono i classici bulli che si vedono lontano un chilometro che sono dei teppisti, io parlo di quelli che all’apparenza sembrano ragazzi per bene, ma che poi danno il peggio di loro sfogando la loro rabbia repressa contro qualche compagno di classe.

Ijime
Ijime

Non voglio fare lo psicologo nè il saccente di turno, non starò a soffermarmi sulle cause che scatenano tali atti. In fin dei conti credo che le ragioni alla base di queste violenze, fisiche o psicologiche, siano uguali a quelle di altri paesi e di altre culture. Disagio sociale. Genitori assenti. Società oppressiva. Il Giappone non è differente, anzi, in alcuni casi può essere anche peggio di altri posti. Dati alla mano, in un anno i casi di bullismo riportati viaggiano attorno ai 70 mila all'anno, e sto parlando solo di quelli accertati o denunciati. Quindi il numero reale non è dato saperlo. Gli atti di bullismo sono i più svariati, ma quasi sempre sono presenti la vessazione psicologica, l'isolamento sociale, minacce di morte, violenze fisiche, obblighi nel compiere atti contro la propria volontà e via dicendo. Solitamente, questi atti avvengono direttamente in classe, alla presenza degli altri alunni, alcuni dei quali partecipano in modo indiretto agli atti di bullismo ridendo, mentre gli altri semplicemente ignorano la cosa. Chi viene colpito da questi atti è sempre colui che viene considerato come più debole, non solo fisicamente, o il meno intelligente della classe o chi ha qualche problema fisico. E in questo il bullismo giapponese non ha differenze con altri paesi. La differenza dagli altri tipi di bullismo è il come avviene e da chi viene perpetrato.

Ijime
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Circa l'80% del bullismo tra gli studenti delle scuole superiori in Giappone si qualifica come violenza collettiva, cioè intere aule, o gran parte di esse, contro una sola vittima, e il 90% dei casi ha una durata superiore ad una settimana. Ma parliamoci chiaro, i casi di bullismo vanno avanti per mesi se non per anni nelle situazioni peggiori. La conseguenza di questi atti spesso è l'emarginazione del soggetto da ogni attività di gruppo e sociale, che ne mina profondamente la stabilità psicologica e la fiducia in se, cosa che spesso ha avuto conseguenze drammatiche come il suicidio. Ma gli insegnanti che fanno a proposito? Purtroppo poco o nulla, anzi, alle volte sono stati addirittura riportati casi in cui l'insegnate era consenziente ad atti di bullismo fatti in sua presenza. Spesso non hanno la formazione, il tempo e soprattutto la voglia di educare e punire i colpevoli e di aiutare le vittime di bullismo. Un sondaggio del Mainichi Shimbun ha rilevato che il 70% degli insegnanti vorrebbe fare di più per prevenire il bullismo, ma semplicemente non hanno il tempo per farlo. Così è stato risposto al sondaggio eh! La realtà credo sia un'altra. Gli insegnanti sono restii nell'ammettere di aver perso, anche se in parte, il controllo di una classe. Il meccanismo di promozione, infatti, valuta proprio questa abilità. Così facendo, gli insegnanti sono riluttanti a riferire atti di bullismo poichè ammetterebbero una loro inefficienza, e, di conseguenza, avrebbero una valutazione negativa che influirebbe sulla loro possibile promozione. Ma se vi dicessi che la colpa è anche della TV?

Ijime
Ijime

Il solito qualunquista dite? Sbagliato. Noi non ragioniamo e non viviamo in una cultura come quella nipponica. Che sia in classe, sul posto di lavoro o nello sport, c'è bisogno o di un leader, di un capo, o di un clown. Quando il leader, il capo, o la figura di comando, viene a mancare, ecco che il gruppo va alla ricerca del clown, ovvero di quello con cui divertirsi, e nella scuola questo si traduce nel bullizzare qualcuno. E che c'entra la TV dite voi. C'entra eccome. Avete mai visto i programmi giapponesi? Spesso quelli comici si basano su scherzi e su qualcuno a cui farli per poi riderci dietro. Ok che è fatto in maniera differente, ma lo spirito è quello: divertirsi usando qualcuno per farlo. E di questi programmi la tv nipponica ne è piena e ne abbiamo avuto un assaggio anche qui da noi. Ricordate "Mai dire Banzai" o "Takeshi's Castle" che dir si voglia? Non era forse un programma alla base del quale c'era la poco velata umiliazione dei vari concorrenti? Di chiunque sia la colpa, l'ijime è uno di quei lati oscuri di cui il Giappone non è ancora riuscito a liberarsi. Se volete approfondire di più l'argomento, vi lascio con questo documentario della NHK.

Ijime - Il fenomeno del bullismo nelle scuole giapponesi 2017-01-20T08:30:12+00:00 Godai - 五代