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Per chi, come noi, apprezza la cultura giapponese, il fascino di quest’ultima riesce sempre a lasciarci basiti: dagli straordinari scorci naturalistici e tecnologici ai templi disseminati in ogni dove, dai meravigliosi matsuri alla gentilezza e disponibilità dei giapponesi, per non parlare del cibo e dell’efficienza dei servizi pubblici, e tanto altro. Però, vi è un aspetto che, soprattutto per noi maschietti, rimane unico nel suo genere, ovvero il fascino femminile giapponese. Molti di noi, infatti, coltivano il sogno di stringere un legame con un ragazza giapponese, ma la differenza culturale, e le varie barriere che possono crearsi, ci fa desistere dal tentarci. Oggi, vi porto la testimonianza diretta di Stefano Volontè, studente di lingue orientali presso la Ca’Foscari, che ha avuto la fortuna di conoscere e iniziare un rapporto con una ragazza giapponese, studente presso il medesimo ateneo.

Ragazza giapponese - bellezza

INTERVISTA

I - Come hai conosciuto la tua attuale ragazza giapponese, e come è stato il primo approccio? Lei è stata diffidente nei tuoi confronti, oppure aveva già socializzato con altri ragazzi stranieri?
S - Ho conosciuto la mia ragazza nell'ambiente universitario, grazie ad amici comuni. Studiando giapponese non è raro stringere amicizie con gli studenti giapponesi che vengono qui in Italia per approfondire la lingua, viaggiare e fare nuove esperienze. La prima volta che ci siamo presentati stava timidamente scambiando due parole con alcuni miei compagni di corso, presumo quindi avesse conosciuto altre persone prima e che, quindi, non si facesse eccessivi problemi nel socializzare. Qualche giorno dopo, per puro caso l'ho rincontrata ad un live di Moi, una ragazza giapponese che fa musica indie molto rilassante. A quell'evento, per una coincidenza mi sono ritrovato proprio seduto accanto a lei, così, tra un pezzo e l'altro, abbiamo iniziato a parlare in giapponese scoprendo di aver diverse cose in comune come, per esempio, la passione per il j-rock e le passeggiate notturne. Non ho mai saputo approcciarmi alle ragazze, ma passando il tempo con lei ho provato delle sensazioni difficilmente raccontabili, perché ogni parola sgorgava spontanea e naturale. Dalla notte del concerto ci siamo tenuti in contatto, e un giorno lei mi ha espresso il desiderio di camminare assieme sotto la luna per le vie di Venezia. Da quella sera è incominciato tutto (sorride).


I - Il più delle volte, alla ragazza giapponese si associano tratti caratteriali quali: la timidezza, l'innaturalezza e, quindi, la compostezza, l'opposto di noi italiani. Puoi confermarlo, o hai avuto un'esperienza diversa?
S - Vivendo a contatto con questa realtà quotidianamente, ho infranto molti stereotipi. Le ragazze che ho incontrato sono timide e riservate dall'inizio per una questione culturale, ma una volta che si entra più in confidenza, magari con più calma rispetto a noi occidentali, si aprono volentieri agli altri. In questo modo oltre a condividere esperienze interessanti, si viene a conoscenza dei sogni, delle ambizioni e delle normali incertezze per il futuro. Per quanto riguarda innaturalezza e compostezza, ho notato che le giapponesi con il tempo si adattano in base al contesto sociale, senza però perder mai quell'eleganza che le contraddistingue. Una giapponese, ad esempio, raramente mostra di perder la calma davanti agli altri, anche in situazioni davvero fastidiose. Perciò, magari le ragazze che vivono per lunghi periodi in italia possono perdere parte di alcune abitudini che qui troviamo insolite, ma rimarranno sempre marcatamente "giapponesi" nel resto.


I - In Giappone, come viene considerata la ragazza che inizia una relazione con uno straniero?
S - Per quanto riguarda il cosa ne pensino i giapponesi, c'è sempre un po' di stupore. Quando la mia ragazza mi presenta a nuovi amici, loro trovano sempre la cosa insolita ma incredibilmente entusiasmante. Pare infatti che nutrano una forte simpatia per noi italiani, anche se non saprei esattamente spiegare come mai. Dai suoi compagni di corso giapponesi ha solo ricevuto supporto, lei. Ho sempre trovato persone molto amichevoli e mai prevenute nei nostri confronti, cosa che mi fa sicuramente piacere.


I - Mi hai confessato di aver conosciuto la sua famiglia. Conoscendo i loro principi etici, non sarà stato affatto semplice. Come riassumeresti questo evento?
S - Ho affrontato esami di giapponese con più tranquillità (ride). Li ho visti semplicemente da uno schermo, ma tanto mi è bastato per avvertire un misto di interesse, curiosità e scansione psicologica dei miei intenti con la loro adorata figlia. Imbarazzante e ansiogeno. Non volevo assolutamente far brutte figure, ma c'era una tensione incredibile che mi faceva pesare ogni singola parola. Sicuramente volevano sincerarsi che non fossi malintenzionato, e spero di aver dato una buona impressione. Ci tengono molto anche all'apparenza, soprattutto in questo caso.


I - Un aspetto da non sottovalutare, nella società giapponese, è la difficoltà di integrarsi e trovare un'occupazione, soprattutto per i non laureati. Ciò potrebbe rivelarsi un ostacolo, oppure è possibile coltivare una relazione a prescindere dalla mansione che si espleta? Vi sono dei pregiudizi, a riguardo?
S - Ottenere un lavoro normale per i non laureati, per come è strutturata la società giapponese, oggi è difficile: gli adulti continuano a ripetere che chi non si laurea non ha alcuna speranza di trovare un buon impiego. Esistono alcuni particolari lavori dove la laurea non è richiesta, solitamente però non vengono visti benissimo dalla società. Per questo, sempre più giovani si iscrivono in università d'alto livello quasi esclusivamente per trovare un buon lavoro, senza avere un particolare interesse per lo studio in sé.


I - In conclusione, cosa consiglieresti a chi intende approcciarsi e iniziare un rapporto con una ragazza giapponese? Quest'ultima, cosa ricerca in un rapporto del genere? Vi è la possibilità che la relazione possa protrarsi nel tempo?
S - Chiaramente si deve esser pronti a fare il primo passo, poiché difficilmente le ragazze giapponesi manifestano i propri sentimenti in maniera chiara. Penso che la conoscenza della lingua sia un punto importante. Se si ha interesse in una ragazza giapponese ma non sai comunicarglielo, secondo me perdi gran parte dell'esperienza nella vita di coppia. Io alla mia ragazza ho fatto la "Kokuhaku" (confessione dei propri sentimenti) in giapponese e ne è stata veramente felicissima. Una lingua comune che leghi i pensieri è necessaria, poiché a causa delle ingenti differenze culturali occorre un'enormità di pazienza nel comprendersi non solo a livello linguistico, ma proprio mentale. Ho notato in particolare che le visioni ed il peso dato ai problemi sono spesso differenti. Questo comporta incomprensioni, anche per minime cose, per questo è fondamentale parlare spesso, dato che le ragazze giapponesi preferiscono tenersi ciò che non va dentro e non esternarlo fino a che non glielo si domanda per più volte. Un altro punto importante sono le passioni in comune, ci vuole un filo conduttore che renda il tempo speso reciprocamente piacevole. In questo caso, per me e lei è stata la musica giapponese. Proprio grazie a questo argomento abbiamo iniziato a scriverci, parlare e mantenere il contatto. Ogni ragazza cerca sensazioni diverse, ma credo che l'armonia sia fondamentale in ogni relazione in particolare con una ragazza giapponese, ed eliminando ogni forma di contrasto si ha un effetto terapeutico sul partner. Dopo esserti abituato a ritmi completamente diversi ti accorgi di vivere meglio, in maniera più rilassata, perché sai di esser supportato in ogni cosa, dalla più flebile alla più insostenibile. La relazione può protrarsi nel tempo se ci sono delle solide basi di una storia seria e un'idea di futuro assieme, fortunatamente, nel mio caso, non a distanza.

Ragazza giapponese - relazione

Ringrazio infinitamente il nostro amico Stefano, per la sua disponibilità, per il suo tempo dedicatoci e, soprattutto, per aver condiviso la sua esperienza a riguardo. Grazie, davvero.

Rapportarsi e iniziare una relazione con una ragazza giapponese - Intervista a Stefano Volontè 2017-06-13T08:30:51+00:00 Okarin