Articolo già visitato
Una tale, diffusa mania per un gioco che può creare dipendenza e determinare la perdita di parecchio denaro, la potete trovare solo in quel di Las Vegas, Nevada, per le slot machines. In effetti, per molti giapponesi il Pachinko rappresenta quello che, per gli abitanti della città dell’estremo ovest americano, sono le diaboliche macchinette da casinò. Non c’è praticamente grande città o piccolo centro urbano di periferia, in Giappone, dove non sia possibile trovare una sala di Pachinko, a metà strada fra una sala giochi e un casinò… Di fatto, le suddette sale dove potersi cimentare con questo diabolico giochino rappresentano la “versione giapponese” delle sale da scommesse presenti in tutta Europa: i giapponesi, infatti, non sono grandi scommettitori, per come siamo abituati a intendere le scommesse in occidente (non sono soliti “puntare” su eventi sportivi o pronostici vari, per intenderci…); ma difficilmente, una volta raggiunta l’età adulta, sfuggono alla tentazione del Pachinko che, per le modalità del tutto aleatorie delle dinamiche che possono portare (raramente…) alla vittoria, e per le ingenti quantità di denaro che vi vengono “bruciate” da nipponici di ogni ceto e classe sociale, può certamente essere considerato come la versione locale del gioco d’azzardo. Come abbiamo anticipato, giapponesi di ogni sesso e ceto sociale si appassionano al Pachinko e, sebbene nessuno si dirà mai fiero di giocarci, non è affatto infrequente vedere, all’interno delle sale dedicate, la più variegata umanità intenta a perdere denaro e a rimpinguare, nel frattempo, le tasche del titolare della “sala gioco“: dal salaryman stanco e nervoso per l’ennesima, estenuante giornata di lavoro, alla pensionata con tanto di secchiello pieno di monete per giocare (!!!); dal facoltoso manager in carriera, alla casalinga che va a distrarsi nell’attesa che i figli tornino da scuola; dall’operaio nelle due ore di pausa dal cantiere, al disoccupato che spera, vanamente, di fare bottino pieno… Troverete uno spaccato di umanità sulla moderna società giapponese, all’interno di una sala di Pachinko. Da un punto di vista estetico, come si presentano, queste sale da Pachinko? Si tratta di edifici a uno o più piani (nelle grandi città, come Tokyo, ne troverete anche di 10 e più piani, ognuno dei quali disseminato di decine e decine di macchinette), ed esternamente non hanno praticamente nulla di caratteristico: soprattutto quelle a un solo piano (a livello strada, per intenderci) possono facilmente essere scambiate per un anonimo bazar turistico, un supermarket, un magazzino di abbigliamento etc… Semplici porte scorrevoli, finestre (poche…), verniciatura esterna tendenzialmente bianca e via andare. Lo “spettacolo”, quello vero, lo si scopre una volta entrati… Arredate e decorate in modo a dir poco vistoso, iper-colorato e tremendamente kitsch, vedono, al proprio interno, un bancone per ritirare eventuali vincite e file e file di queste macchinette da gioco, disposte a coppie di due lati in modo da formare un corridoio in mezzo al quale è possibile camminare per trovare una postazione da gioco libera. Una volta entrati, oltre ai colori decisamente sgargianti da cui si è circondati, la prima cosa che vi colpirà, vi urterà quasi in senso fisico, è il rumore che si leva dalle decine (o centinaia, nelle sale multi piano più grandi…) di macchinette che “lavorano” all’unisono: un cacofonico concerto di “bip” e ronzii vari, il cui “direttore d’orchestra” è il giocatore, “posseduto” e “ipnotizzato” da questi aggeggi mangia soldi. C’è tanto di quel “casino”, dentro una sala di Pachinko, che a stento si riesce a parlare col proprio vicino di postazione o con un eventuale amico col quale ci si accompagni per un’oretta di “partite”, tanto che, quando si esce, devono passare giusto quei 5 minuti affinché i timpani tornino a “sintonizzarsi” col livello di rumore abituale (soprattutto se si resta dentro per più di mezz’ora). Un altro aspetto che stupisce, e financo infastidisce il visitatore occidentale e occasionale di una sala di “Pachinko“, è la cappa di nebbia che si leva dal fumo di sigaretta, nebbia che viene poi aspirata dai sistemi di ventilazione del locale. Da anni, ormai, in quasi tutta l’Europa non siamo più abituati, fortunatamente, al fumo passivo nei locali pubblici: ebbene, la legislazione giapponese in materia è molto diversa, ed il fumo nei locali pubblici, ancora nel 2014, è la prassi, non l’eccezione. E dal momento che i giapponesi sono, in media, grandi fumatori, e che molti di loro giocano a Pachinko, fate due più due… Pachinko_parlor_dsc04790 img_0322 pachinko2
Ingresso di una sala da Pachinko
Ingresso di una sala da Pachinko
Edificio verde: sala da Pachinko multi piano nel quartiere di Shinjuku
Edificio verde: sala da Pachinko multi piano nel quartiere di Shinjuku
Proviamo, infine, a spiegare brevemente come si gioca a Pachinko. La cosa fondamentale che è bene tenere a mente fin da subito è che siamo di fronte a un gioco totalmente aleatorio: chi sostiene di essere un fenomeno, o di aver sviluppato particolari abilità o tecniche per ottenere alte percentuali di vittoria, semplicemente “se la mena” un po’ o millanta… Nonostante sia così diffuso, e praticabile pressoché ovunque, in Giappone, tecnicamente il gioco è illegale (in quanto considerato vero e proprio gioco d’azzardo), ma, come spesso avviene nella società nipponica, si è trovato una sorta di compromesso per non far chiudere le migliaia di sale disseminate in tutto l’arcipelago, date le enormi quantità di denaro che queste portano alle casse dell’erario sulle tasse pagate dai titolari delle sale stesse: soprattutto nelle grandi città, queste sono delle vere e proprie miniere d’oro. E davanti al denaro, si sa, una soluzione la si trova sempre… Innanzitutto, per dare una parvenza di legalità al gioco e far chiudere un occhio alle autorità di polizia, nella stragrande maggioranza delle sale dovrete acquistare una carta prepagata da un distributore automatico posto vicino all’entrata: in questo modo, almeno formalmente, giocherete dei “punti carta” e non dei soldi. Con la carta prepagata in mano, scegliete una macchinetta per giocare: vi accorgerete subito che un apparecchio per il Pachinko è un incrocio fra un flipper e una slot machine contenente, al suo interno, un’infinità di piccole biglie d’acciaio, le quali sono, a loro volta, le vere “protagoniste” del gioco. Infilate la carta prepagata nell’apposito slot, premete il bottone che fa uscire le palline e, infine, lanciate le sfere appena fuoriuscite tramite l’apposita manopola (un po’come fareste con un flipper, in sostanza…). IMG_5380 img_31972 風景 Come potete notare dalle foto allegate al testo, ogni macchinetta dispone di un display rappresentante dei numeri o delle illustrazioni/figurine che, a livello grafico (o di visualizzazione, se preferite) devono girare e ruotare sullo schermo: per fare ciò, le biglie devono andare a depositarsi nel buco centrale. A tal fine dovete far ruotare la manopola situata, in genere, in basso a destra, sul “telaio” dell’apparecchio, fino a quando non trovate un assetto che vi sembri ideale. Quando siete soddisfatti della vostra “mossa”, infilate una moneta da 100 yen nella manopola e attendete, o piuttosto sperate, di aver vinto (tenete presente che in quasi tutte le slot machines di quasi tutte le sale avete almeno 10 colpi/tentativi ogni 500 yen caricati sulla tessera prepagata che avete acquistato all’ingresso): a ogni improvvisa fuoriuscita di biglie saprete di aver vinto la “manche”, e potrete decidere se incassare (proporzionalmente al numero di sfere “sputate” dalla macchinetta) o continuare a giocare per provare a vincere di più. Nel caso, piuttosto improbabile, in cui la slot vi faccia vincere e decidiate di “incassare”, portate le biglie al bancone, dove si verifica quel “compromesso” di cui si diceva sopra: essendo un gioco (solo) in teoria illegale, le vincite non vi possono essere pagate direttamente in contanti, come avverrebbe in un qualunque casinò, e, di conseguenza, verrete ricompensati con tutta una serie di premi materiali piuttosto pacchiani e sostanzialmente inutili, quali enormi peluche da collezione (sic!), barrette di cioccolato e cibarie varie (sic!!), apparecchi elettronici, presunti metalli preziosi e chi più ne ha, più ne metta… L’elenco non ha praticamente fine. Ecco però che, una volta ritirato il “premio”, avviene l’inghippo, dal momento che vi verrà contestualmente consegnata una cartina dettagliata, la quale vi indicherà come raggiungere uno sportello ubicato fuori dal locale (una sorta di “pawn shop“, o banco dei pegni…) dove potrete convertire i premi ricevuti in yen sonanti. E’ evidentemente un meccanismo arzigogolato per aggirare la legge e consentire al cliente di vincere (quelle rare volte che succede…) delle somme di denaro. Spero che questa breve guida possa risultare utile a chi, di passaggio in Giappone, dovesse decidere di provare qualche partita di Pachinko… Il gioco di per sé non è male, diverte, ma vincerete poco, molto poco, rispetto a quanto ci andrete a spendere, se vi fate prendere la mano. Uomo avvisato… 😉
Il Pachinko: che cos’è e come si gioca. 2014-05-01T02:47:24+00:00 Edoardo Quiriconi