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Fuori piove…in questa stagione mi piace particolarmente la pioggia e i temporali estivi, e so che la stagione delle piogge è iniziata anche in Giappone. Non ho mai visto il Giappone in questa stagione, e in fin dei conti chi vorrebbe vedere un posto dove un giorno si e l’altro no piove? Eppure…il rumore della pioggia che cade e batte sulle persiane mi provoca una sensazione strana, un misto di rilassatezza e tristezza. Divento malinconico in questi frangenti e quando capita penso a quanto mi manca il Giappone. Vorrei essere là e sentire la pioggia scendere su di un classico ombrellino trasparente, quello da 500 yen che si può prendere in un conbini.

Non do importanza sul dove, non so se preferirei essere a Kyoto, a Tokyo o in un paesino sperso tra le colline giapponesi, ma so che in ognuno di questi luoghi riuscirei a trovare quella pace interiore che non trovo qui. Cos'ha di così speciale il Giappone che mi fa sentire così? Onestamente non lo so...forse è tutto un insieme di cose, forse è il mio stesso stato mentale che cambia solo quando sono la, forse è solo la pioggia. Una delle cose che mi ricorda la pioggia è il teruterubozu, quella bambolina che si vede appesa fuori da una finestra, su una veranda, a cui ci si rivolge con una canzoncina simpatica per chiedere di riportare il bel tempo.

Ricordo di aver visto per la prima volta una di queste bambole in un episodio di Cara Dolce Kyoko o Maison Ikkoku se preferite. Sembrava un fantasma impiccato e mi ha incuriosito. Ci ho messo un po' a trovare su internet cosa fosse e quale fosse il suo nome, e poi ne ho fatto uno. Non credo però che chiederei ad un teruterubozu di far passare la pioggia a Tokyo o Kyoto. Sotto la pioggia si trasformano e non è una novità. Il trasformarsi a seconda delle stagioni, del tempo, delle epoche, sembra essere una caratteristica innata del Giappone. La luce notturna dei neon colorati di Shinjuku, che si riflette sull'asfalto bagnato, riempe ancora di più di colore la città. La pioggia che bagna i tetti di paglia e le tegole dei tetti tradizionali dei mille templi e santuari di Kyoto, sembra riportarla agli antichi fasti di quando era, giustamente, la capitale di questa nazione unica. La pioggia, se possibile, riesce a renderla ancora più spirituale, più mistica.

E io vorrei essere li, sotto la pioggia, a guardare i treni di Tokyo che sollevano scie d'acqua, che incuranti della pioggia se ne vanno, riportando le migliaia di persone che li affollano a casa. Vorrei essere a Kyoto ad ammirare un giardino tradizionale, contemplandone la sua perfezione, la sua calma, ascoltando il rumore della pioggia che cade nell'acqua di un piccolo stagno. Vorrei poter sentire il profumo della prima pioggia che bagna una piccola stradina di uno sperduto villaggio di campagna, lontano da tutto e da tutti.

Vorrei potermi inzuppare e sentirmi infreddolito, per poter così poi apprezzare ancora di più un bel bagno caldo in una di quelle onsen tradizionali, le cui acque sono in grado di ristorare corpo e mente. Fuori piove. La pioggia riga le finestre di camera mia e il suo rumore mi trascina via come una corrente, mi trascina lontano, là dove il mio cuore è rimasto, in attesa che un giorno possa ritornare solo per lasciarlo di nuovo lì, in uno di quei posti dove possa sentirsi a casa.

Il Giappone in una goccia di pioggia 2017-06-16T08:30:41+00:00 Godai - 五代